Ecco qui il – per me – mitico nonno Ettore. Due guerre sulle spalle e la vocazione dell’inventore. Nella sua piccola officina con la quale campava, provava a realizzare di tutto, dalla pentola a pressione (invenzione americana dell’epoca, non ancora sbarcata in Italia) alla lavatrice automatica che la nonna Olimpia usava per macinare i panni di casa (c’era ancora qualche cosa da mettere a punto).
Nella foto lo vedete a cavallo di una (per l’epoca) modernissima moto costruita interamente da lui. Con tanto di targa in ottone sul serbatoio che riportava il suo nome. Chissà dov’è finita, vederla ora sarebbe fantastico.

Il nonno però con il tempo mise la testa a posto, ebbe dei figli (incluso mio padre Luciano), si adattò ai prodotti commerciali ed acquistò una Lambretta come questa:

La Lambretta ce l’ha quasi fatta ad arrivare fino a me, non proprio in buono stato ma funzionante. Mio padre però, avendo ereditato le stesse capacità manuali e inventive del nonno, pensò bene di trasformarla… in una dissodatrice.
In effetti ci riuscì, la potete vedere qui sotto oramai in disuso.
Ancora oggi vederla così mi fa pensare a quando, non ancora sedicenne, aspettavo con ansia di sentirla rombare sotto il mio sedere portando in giro ragazze da sogno.

Nel periodo della trasformazione mio padre si aggirava per casa ripetendo continuamente “il motore del 2000”. Si riferiva ovviamente al motore della Lambretta che aveva messo a punto.

E’ a lui, che mi ha insegnato a lavorare “la materia”, che ho dedicato il nome di questo sito.
In tutti gli orologi che ho fatto sino ad ora c’è sicuramente un po’ di Ettore e di Luciano, anche solo perché molti dei pezzi che li compongono provengono dai loro laboratori.
Ogni orologio è quindi unico ed ha la propria storia, proprio come… “il motore del 2000”.
